Sprint 440 è la nuova Harley-Davidson “entry level”
Monocilindrica, leggera e compatta. Harley-Davidson apre le porte a un nuovo settore di mercato… e di pubblico.

Il nome non è nuovo. Chi conosce la storia del marchio sa che “Sprint” evoca l’Aermacchi-Harley-Davidson degli anni Sessanta, la motoleggera di origine italiana con cui la Motor Company allargò la propria offerta verso il basso, in un’epoca in cui il mercato chiedeva moto più piccole, leggere e accessibili. Oggi Milwaukee ripropone lo schema con la stessa denominazione, affidando il progetto a un partner industriale esterno: allora fu l’azienda varesina, oggi è il gruppo indiano Hero MotoCorp.

Una moto pensata per chi comincia (e per chi ricomincia)
La Sprint 440 si rivolge a neofiti e a motociclisti esperti in cerca di una moto facile, magari un’ottima proposta per il target femminile. Artie Starrs, Presidente e CEO di Harley-Davidson, la definisce un “invito a mettersi in sella”.

Stile e personalizzazione
L’impostazione è quella di una cruiser classica: faro sospeso, serbatoio dalla forma riconoscibile, parafango posteriore corto e sella fastback. Le colorazioni disponibili sono: Dark Billiard Gray, Vivid Black e Teal Thunder, con grafica arancione sul serbatoio. Il catalogo accessori comprende selle Reach e Tallboy per adattare la posizione di guida, borse Throw-Over, sissy bar con schienalino, sella Brawler Solo, collezione Willie G Skull, manubrio Moto, protezione motore e parabrezza a sgancio rapido.

Un modello che allargherà e che farà discutere la fanbase Harley?
Il marchio riporta in primo piano il tema dell’accessibilità, sia economica sia di guida, rivolgendosi a un pubblico più ampio di quello tradizionale. Come in ogni operazione di questo tipo, non mancheranno le discussioni tra gli appassionati più legati all’identità storica del Bar & Shield, tra chi vede nella Sprint un’apertura necessaria e chi la considera una deviazione dalla tradizione. Un dibattito che, a ben vedere, accompagna Harley-Davidson ogni volta che allarga la gamma. Lo fece anche con le piccole italiane degli anni Sessanta, che oggi fanno parte a pieno titolo della sua storia.

Meccanica e dotazioni
Il motore è un monocilindrico da 440 cc raffreddato ad aria e olio, con singolo albero a camme in testa, due valvole, iniezione elettronica e contralbero di bilanciamento. Dichiara 27 hp (20 kW) a 6.000 giri/min e 38 Nm di coppia a 4.000 giri/min. Il cambio è a sei marce, con quinta e sesta di tipo overdrive. Il consumo dichiarato è di 3,1 l/100 km, con serbatoio da 9 litri.
Per la ciclistica, all’anteriore troviamo una forcella a steli rovesciati da 43 mm con 130 mm di escursione e un disco da 320 mm con pinza a due pistoncini. Al posteriore ci sono ammortizzatori piggyback con precarico regolabile su sette posizioni, 76 mm di escursione e un disco da 240 mm. I cerchi in alluminio fuso a dieci razze misurano 19″ davanti e 17″ dietro, con pneumatici 100/90-19 e 150/60ZR17.
La strumentazione è un display TFT circolare da 3,5″, l’illuminazione è full LED e sopra il faro c’è una presa USB-C.
L’altezza della sella con pilota a bordo è di 67 centimetri e il peso in ordine di marcia è di 190 kg. La frizione è assistita, dotata i antisaltellamento e l’ABS è di serie.
Prezzo e tempi di arrivo in Italia non sono ancora stati comunicati.
Articolo di Thomas Pettenò

